1. Chi è veramente un investigatore privato?

Parlo per chi, come me, ha dedicato una vita a questa professione. L’investigatore privato è un professionista e come tale ha investito il suo tempo per imparare attraverso tante collaborazioni mal pagate, come si investiga; ha studiato diversi testi di diritto e frequenta numerosi corsi di aggiornamento professionale per migliorare il suo operato. È in continua evoluzione e sempre alla ricerca di nuove tecnologie capaci di supportare al meglio il proprio lavoro.

La reputazione di un investigatore privato si costruisce con molta lentezza e quando si è agli inizi, è difficile riuscire ad affrontare le difficoltà economiche. Questa è una professione dove i clienti non si possono conquistare con semplici pubblicità commerciali, in realtà sono loro a trovare te quando gli si presenta un problema da risolvere.

Un investigatore privato appena divenuto tale non ha un nome e non ha ancora maturato quelle competenze tali da poter essere considerato ed apprezzato dalla clientela.  Quindi da novelli, si continua a collaborare con agenzie investigative già avviate e a lavorare su piccoli casi propri di minore rilevanza; l’avviamento di un’agenzia investigativa a Roma è molto lento e per via della delicatezza dei temi che l’investigatore privato affronta con il suo lavoro, il passaparola funziona poco e quindi, prima di poter affermarsi possono passare anche decenni.

La vita professionale di un detective privato è molto complicata, possedendo una partita iva, incredibilmente non si ammala mai ed è sempre disponibile e reperibile 24h su 24h, sia per i sui clienti che per i propri collaboratori, il suo orario lavorativo difatti è indefinito perché, in un modo o in un altro ha sempre qualcosa da sbrigare

2. Come si diventa investigatore privato?

Fino al 2010 era necessario possedere dei requisiti non ben definiti dalle Prefetture che concedevano le licenze; era opportuno aver svolto il servizio militare preferibilmente in un reparto speciale o di polizia, non aver avuto precedenti penali, possedere un buon curriculum da investigatore privato (ovviamente in qualità di collaboratore) o ex forze dell’ordine, godere dei requisiti morali previsti dal T.U.L.P.S. ed altre caratteristiche a me mai note. Nel 2010 invece, è entrato in vigore il DM269/2010 che disciplina i requisiti minimi necessari per ottenere la licenza indispensabile per svolgere le attività investigative; sicuramente è obbligatorio possedere una laurea attinente alle attività investigative (giurisprudenza, criminologia, scienze delle investigazioni ecc.), aver maturato un’esperienza lavorativa triennale presso un investigatore privato autorizzato da più di 5 anni, possedere i requisiti morali previsti dalla legge, aver frequentato dei corsi di formazione e aggiornamento professionali riconosciuti dalle Regioni e accreditati dal Ministero dell’Interno.

3. Quali sono i casi investigativi più complessi da affrontare?

Contrariamente a quanto si possa pensare, i casi più complessi da affrontare non riguardano l’ambito del controspionaggio o della difesa penale, bensì le indagini che interessano i minori e, più in particolare, quelle volte ad accertare lo spaccio o il consumo di sostanze stupefacenti. Avere a che fare con soggetti minorenni significa gestire comportamenti imprevedibili che il più delle volte vengono compiuti all’interno di un gruppo di ragazzi di diverso ceto sociale, alcuni dei quali già maggiorenni. Ci sono situazioni e luoghi dove è difficile e molto pericoloso indagare sui minori poiché questi rappresentano una buona fetta di mercato per l’acquisto di stupefacenti o peggio ancora, forza lavoro per lo spaccio. Nella mia esperienza professionale ho svolto attività investigative su minori che risiedevano o frequentavano alcuni quartieri degradati della città di Roma, come San Basilio, Primavalle, Tor Bella Monica, dove aver messo in atto un appostamento o un pedinamento è stato davvero rischioso!

4. Qual’è l’idea generale che le persone hanno sulla professione dell’investigatore privato?

Grazie ai film e a numerosi romanzi, nell’immaginario collettivo, quello dell’investigatore privato è una professione intrigante e affascinante che tutti credono di poter riuscire a svolgere perché convinti di possedere doti innate, intuito e colpo d’occhio. In verità non è così. Il lavoro che svolge l’investigatore privato è molto più complesso e articolato di quanto possano percepire i “non addetti ai lavori”, di certo non si limita alle intuizioni o alle deduzioni (che poi in sede giudiziale lasciano il tempo che trovano); il suo compito è quello di raccogliere elementi probatori per dar seguito a conferme e risposte certe, prove che il più delle volte hanno un seguito nei tribunali di tutta Italia. Nulla può essere lasciato al caso, o alle apparenze, tutto va esaminato minuziosamente e supportato da elementi probatori inequivocabili, per questo si lavora nella massima discrezione e senza sosta, il più delle volte dal mattino presto fino a notte inoltrata.

5. È vero che gli appostamenti vengono effettuati con cannocchiale e cappello, come appare in molti film?

In parte è vero e in parte no, il cannocchiale è ormai obsoleto ed è stato rimpiazzato dalle telecamere e dalle reflex che di per sé, possiedono già obbiettivi ottici molto potenti, quindi perché portare con sé oggetti di impaccio? Indossare un cappello invece può aiutare l’investigatore a camuffare il proprio aspetto durante un pedinamento che è stato preceduto da un lungo appostamento, ma questa non è una regola! La regola è che nessuno, dico nessuno, deve notare l’appostamento e quindi l’autovettura che verrà utilizzata in seguito per l’eventuale pedinamento, ergo, il cappello è un palliativo che lascia il tempo che trova.

6. Come si fa a pedinare una persona senza farsi scoprire?

Sicuramente bisogna evitare di improvvisare il pedinamento anche se, mi rendo conto, che alle volte è impossibile. Pianificare il pedinamento è fondamentale per evitare di essere notati; mettendo in campo diversi uomini e mezzi si facilitano le operazioni di “osservazione” e si possono attuare quelle strategie operative già collaudate in altri casi, tattiche che, supportate dalla tecnologia GPS rendono l’attività di monitoraggio più sicura.

7. Può accadere che un investigatore privato possa essere “scoperto” durante un’investigazione?

Nella vita, mai dire mai! Ma, facendo i dovuti scongiuri, attualmente, dopo vent’anni di investigazioni posso affermare con grande soddisfazione che mai nessuno ha avuto certezza di essere stato da me o dai miei collaboratori, attenzionato. Durante un’attività investigativa è fondamentale che il committente dell’indagine sia collaborativo e che soprattutto non faccia insospettire la persona monitorata con atteggiamenti che possano far trapelare sospetto e nervosismo; in verità è proprio il cliente che ha commissionato l’indagine a rappresentare il vero elemento di rischio che potrebbe compromettere l’intera operazione, una bomba pronta ad esplodere che potrebbe inconsapevolmente rivelare la nostra attività.

8. Le prove prodotte da un investigatore privato hanno valore legale?

Indubbiamente si, le prove prodotte da un investigatore privato autorizzato, sono valide nei procedimenti penali e civili. È chiaro che queste “prove” debbano necessariamente essere state reperite in maniera lecita e seguendo tutte le procedure previste dal garante della privacy, ergo, non sono ammesse nei tribunali tutte quelle prove reperite tramite banche dati illegali o hackeraggi vari tanto in voga in questi ultimi decenni.

9. Durante le investigazioni il cliente viene informato di ciò che accade, giornalmente o solamente al termine dell’indagine?

Prima di accettare un incarico cerco di conosce meglio il mio cliente, lo faccio al momento del primo incontro quando il committente dell’indagine mi racconta le circostanze e le problematiche del suo caso. In questa fase cerco di tracciare un profilo accurato della persona per farmi un’idea della sua personalità, quindi gli prospetto domande circostanziate volte in primis a comprendere quali siano le sue vere intenzioni circa le prove che vorrebbe reperire attraverso l’investigazione.

Per tutelare le mie indagini da eventuali comportamenti irrazionali che il cliente potrebbe attuare, non gli rivelo mai quanto scoperto, soprattutto in presenza di soli elementi indiziari che devono necessariamente ancora essere approfonditi, quindi riferisco solamente la situazione a grandi linee.

Solo a conclusione delle indagini consegnerò al cliente il report dettagliato che ha interessato la sua vicenda con tutti gli elementi probatori ad esso allegati.

10. Quanto costa un investigatore privato?

Sinteticamente potrei dire che un investigatore privato delle volte può costare poco ed altre, costare tanto… Ho già trattato in modo approfondito l’argomento su come scegliere l’investigatore privato e su come valutare il prezzo giusto (clicca qui per leggere l’articolo) ma ogni occasione è buona per riportare all’attenzione alcune considerazioni importanti.

Come ho già ribadito nei precedenti articoli, non è possibile parlare di costi, prezzi e tariffe generalizzando, del resto, di investigatori privati a Roma ce ne sono molti e nel mezzo ci sono tanti lavativi e teste calde, quindi bisogna stare attenti a scegliere il professionista giusto.

Posso senz’altro affermare che l’investigatore privato è un connubio tra professionalità, competenza ed esperienza, in parte questi fattori stabiliscono il costo dell’onorario. Con lo studio, le competenze possono essere apprese da tutti, mentre l’esperienza si matura sul campo dedicando tempo e sacrificio. Appare onesto quindi che un investigatore privato che lavora nel settore da diverso tempo, possa costare di più di quello appena autorizzato.

C’è poco da romanzare e da argomentare, in buona sostanza credo che un investigatore privato costi per quel che vale, per la sua professionalità, per l’esperienza e per la sua preparazioni.