10 cose da sapere sugli investigatori privati

10 cose da sapere sugli investigatori privati

1. Chi è veramente un investigatore privato?

Parlo per chi, come me, ha dedicato una vita a questa professione. L’investigatore privato è un professionista e come tale ha investito il suo tempo per imparare attraverso tante collaborazioni mal pagate, come si investiga; ha studiato diversi testi di diritto e frequenta numerosi corsi di aggiornamento professionale per migliorare il suo operato. (altro…)

Meglio un Agenzia Investigativa o Investigatore privato?

Meglio un Agenzia Investigativa o Investigatore privato?

Chi è l’investigatore privato?

L’investigatore privato è un privato cittadino che grazie alle proprie competenze personali ed intellettuali, gli viene concessa un autorizzazione di polizia, prevista dall’ex art. 134 del T.U.L.P.S. per eseguire indagini in ambito privato, aziendale, commerciale, ed in alcuni casi per la difesa penale.

Per richiedere la licenza necessaria per intraprendere attività investigative è obbligatorio essere in possesso dei requisiti previsti dal D.M. 269/2010, ovvero:

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L’amante può essere pedinato? Quanto conta accertare le dinamiche del tradimento?

L’amante può essere pedinato? Quanto conta accertare le dinamiche del tradimento?

Quando un soggetto contrae matrimonio stipula un atto negoziale, quindi un negozio giuridico (e non come in molti pensano un contratto), questi inevitabilmente dovrebbe mettere in conto che, con il passare del tempo ci possa essere la possibilità di un tradimento, oggi giorno non considerare questa eventualità è a mio parere da sprovveduti… di certo non fa bene alla salute è non è saggio vivere nel terrore di essere traditi ma, metterlo in conto aiuta ad assumere consapevolezza e in quando necessario a prendere le giuste decisioni.

Del resto, la giurisprudenza ha ridimensionato la gravità dell’adulterio ribadendo come un normale tradimento non possa di per sé comportare l’addebito della separazione.

Per richiedere l’addebito della separazione il tradimento deve essere sempre e comunque considerato il motivo scatenante della crisi matrimoniale, quindi è necessario dimostrare il nesso di causalità tra il tradimento e la crisi del rapporto di coppia; se l’infedeltà e avvenuta inseguito alla crisi matrimoniale questa verrà considerata dal Giudice come una conseguenza inevitabile della, ormai deteriorata, relazione di coppia.

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Quando si configura l’abuso del permesso legge 104?

Quando si configura l’abuso del permesso legge 104?

Quando si configura l’abuso del permesso legge 104? Quando il datore di lavoro può mettere in dubbio il lecito utilizzo del permesso?

Un argomento, quella dell’utilizzo della legge 104, disciplinato per lo più dalle sentenze della Cassazione, che in anni di giurisprudenza ne hanno definito i contorni – in effetti la legge in questione prevede che, dato che il permesso per assentarsi dal posto di lavoro è giustificata dalla malattia del congiunto, le ore di congedo debbano essere utilizzate per assistere il parente stesso.

La confusione si crea perché nella normativa non vi è alcuna precisazione circa le modalità di svolgimento e il numero delle ore da impiegare per l’assistenza.

In buona sostanza, l’abuso del permesso legge 104 si realizza quando, durante la fruizione del congedo, si svolgono prettamente attività diverse a quelle essenziali per l’assistenza del familiare disabile. Con questo non vuol dire che il lavoratore debba necessariamente rimanere con il disabile per 24 ore o che il permesso legge 104 sia fruibile soltanto per scopi di assistenza medica – il lavoratore può intervallare il permesso anche per riposarsi o per compiere azione di vita quotidiana – chiaro è che nel caso in cui le ore di congedo retribuite siano utilizzate esclusivamente per scopi personali o del tutto estranei all’assistenza del congiunto disabile, allora si concretizza un reato.

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È legittimo l’uso delle Telecamere nascoste per spiare i dipendenti?

È legittimo l’uso delle Telecamere nascoste per spiare i dipendenti?

Possono essere usate in sede giudiziale le riprese effettuate attraverso video sorveglianza nascosta?

Quando ci rechiamo nei pressi di una azienda, grande o piccola che sia, è ormai consuetudine trovare telecamere piazzate nei posti più disparati, probabilmente al fine di prevenire furti di merci, attrezzature o comunque beni riconducibili al patrimonio aziendale.

L’atra finalità per cui vengono istallate queste telecamere di sorveglianza è in realtà, spesso legato a motivi di “controllo interno” e quindi per sorvegliare i dipendenti che si adoperano nel proprio lavoro, in particolare per i lavoratori che svolgono funzioni amministrative o di cassa – l’intento è quello di scoraggiare i lavoratori nel compiere “qualcosa che non si dovrebbe”.

Per istallare le telecamere di sorveglianza è necessario informare tutti i lavoratori e i loro rappresentanti, della esistenza di ogni singola telecamera. Prestate attenzione ora, perché può accadere che il datore di lavoro, dopo aver notato ammanchi di cassa o di merce, possa aver istallato internamente o esternamente alla propria azienda, e comunque nei luoghi dove ritiene avvenga quella determinata situazione – telecamere nascoste – al fine di recuperare prove per confutare un suo dubbio e dimostrare una sottrazione o un furto avvenuto per mano di uno o più dipendenti.

A questo punto le domande sorgono spontanee:

  • le riprese effettuate con le telecamere nascoste per controllare i dipendenti, sono legali?
  • I video reperiti, possono essere utilizzati in tribunale per licenziare il dipendente?

Recentemente la Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) si è espressa per un caso che riguardava la Spagna. La CEDU ha ribadito che l’utilizzo delle telecamere sul posto di lavoro è vietato eccetto quando il loro impiego è finalizzato a tutelare i beni dell’azienda o comunque a scongiurare il pericolo di furti o altri reati ai danni dell’attività.

In questo caso l’installazione (ad eccezione di bagni, mense, spogliatoi o comunque aree di svago) può essere, come già detto precedentemente, concordata con i rappresentanti dei lavoratoti e successivamente comunicata ai dipendenti, i quali devono essere obbligatoriamente informati delle modalità di conservazione, raccolta, trattamento, e uso dei loro dati, come previsto dalle norme vigenti e dal GDPR UE 2016/679.

In definitiva, la Corte Europea dei diritti dell’Uomo a stabilito che, le videoriprese reperite attraverso l’utilizzo di telecamere nascoste, possono essere impiegate all’interno di un procedimento legale concernente il licenziamento del dipendente, solamente se queste non siano l’unica prova a carico del lavoratore.

Se il datore vuole vedersi riconosciuto un proprio diritto leso dovrà – secondo la CEDU – reperire testimonianze o elementi a prova della colpevolezza del proprio dipendente.

In Italia, la giurisprudenza da sempre ribadisce come per i «controlli difensivi», ovvero quelli volti a tutelare il patrimonio dell’impresa e a scongiurare furti e reati perpetrati dai dipendenti, sia legittimo l’utilizzo di telecamere-spia, anche senza un accordo sindacale. Bisogna però stare attenti alle definizioni usate dal legislatore, difatti il termine “controllo difensivo” è assai diverso dal termine “controllo preventivo”, volto in tal caso per osservare la condotta del dipendente e non per comprovare un furto.

Questo significa che in assenza di un valido sospetto o di un indizio di colpevolezza, istallare una telecamera nascosta potrebbe significare violare le garanzie di privacy, libertà e dignità del dipendente lavoratore.

In questo contesto ben si sposa allora, l’attività svolta da un investigatore privato (autorizzato dalla Prefettura) che attraverso investigazioni aziendali può procurare al datore di lavoro –indizi, prove e testimoni – per accusare il proprio dipendete di furto o eventualmente di altri comportamenti (assenteismo, abuso legge 104, falsa malattia, concorrenza sleale e molto altro ancora) per cui è comunque previsto il licenziamento in tronco (per giusta causa).

I casi più frequenti riguardano dipendenti colti mentre si appropriano del denaro di cassa o comunque di beni che rientrano nel patrimonio aziendali – ci sono quelli più subdoli – che invece di lavorare per il proprio datore, favoriscono per denaro,le aziende concorrenti dirottando ad esse informazioni, clienti, fornitori e contatti vitali per il business dell’impresa. Se hai necessità di svolgere indagini nei confronti dei tuoi dipendenti, contattami liberamente ai numeri riportati nella pagina.

Giuseppe Tiralongo